Consorzio Canale Vernazza / Montecchio / Sant'Ilario

Vernazza: ambiente e storia
del canale

Il canale Vernazza attraversa i comuni di San Polo d'Enza, Montecchio Emilia e Sant'Ilario d'Enza, in provincia di Reggio nell'Emilia. L'arch. Federico Donelli ha svolto attività tecnica per il Consorzio a partire dal 2005 e ha redatto lo Screening approvato nel 2006.

Logo del Consorzio del canale vernazza

Marchio e immagine per il consorzio Vernazza. Realizzati dall'arch. Donelli nel 2007.

Marchio di rispetto ambientale

Il Consorzio Vernazza fornisce ai soci agricoltori acqua irrigua captata dal torrente Enza nel rispetto delle attuali normative in materia di derivazione di acque superficiali. In particolar modo il Piano di Tutela delle Acque della regione Emilia Romagna (2006) impone il rispetto del DMV (Deflusso Minimo Vitale) del corso d'acqua in tutti i periodi dell'anno. Questo significa che al Torrente Enza non viene mai a mancare una quantità d'acqua sufficiente per garantire la sopravvivenza dell'ecosistema nemmeno nel periodo di secca estivo (Luglio); a monitorare il rispetto di tali norme ci sono le verifiche periodiche del Servizio Tecnico di Bacino che ha sede a Reggio Emilia.

Acque irrigue superficiali

L'uso di acque superficiali per l'irrigazione, d'altro canto è una pratica antica ed etica, che preserva le risorse idriche delle falde, molto più preziose, che sarebbe giusto utilizzare solo come acque potabili. Sono presenti ormai ovunque, infatti, i problemi legati all'abbassamento delle falde: riduzione della risorsa idrica, maggior costi energetici per il sollevamento, subsidenza nei centri abitati.

Marchio del Consorzio del Canale Vernazza

Marchio del Consorzio di miglioramento fondiario del Canale Vernazza (realizzato da F. Donelli nel 2007). La corona ferrea evoca l'istituzione del consorzio da parte di un discendente di Carlomagno nell'alto medioevo, le tre forme di formaggio, i tre sottoconsorzi e l'uso che si fa dei foraggi destinati all'alimentazione delle vacche. Le foglie sono tre specie molto comuni nelle siepi del canale: aceri campestri, farnie e sanguinello.

Antica testimonianza

Il canale Vernazza è citato in documenti davvero molto antichi. Il primo risalente al 892 (alto medioevo) è il testamento di Vidiboldo, vescovo di Parma e nipote di Carlo Magno. Egli costituisce suo erede universale la sorella Vulgunda, con la clausola che alla morte di lei, tutti i beni passassero in proprietà dei canonici di Parma. Nell'elenco delle sue proprietà è indicato anche il canale Vernazza.

Prati stabili, presente e passato

Il paesaggio di pianura nella "valle del Vernazza" è purtroppo totalmente cambiato negli ultimi 70 anni, così come nel resto dell'Emilia. I prati stabili che sono oggi foraggere coltivate nelle quali gli agricoltori alteranano la monocultura di erbe graminacee a erba medica erano un tempo policulture. In passato, nello stesso campo, si coltivava la vite associata all'olmo (lArbustum Gallicum) e il foraggio per gli animali. Anche l'olmo forniva cibo molto pregiato per i bovini.

Oltre a queste colture principali erano presenti siepi alberate in corrispondenza di ogni scolo, fosso e confine ed ospitavano anch'esse numerose piante da frutto come noci, prugne, fichi, pesche, amarene, amole, more, ciliegie, etc ... Non mancavano mai nemmeno i salici da cui si ricavava legna per pertiche, legacci e ceste.

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Cronologia-documentale-Vernazza.pdf

Cronologia di documenti storici che parlano del Canale Vernazza.



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