La visione del territorio Emiliano.

Territorio emiliano: una visione pre-industriale.

La permacultura nel territorio dell'Emilia Romagna non è una idea nuova. La civiltà pre-industriale applicava infatti molte di queste idee chiamandole buon senso anziché permacultura. Alcuni di questi concetti di base furono i seguenti.

Gestione delle acque

La gestione razionale delle acque attraverso la rete di canali che funzionavano esclusivamente a gravità, garantiva protezione dagli allagamenti e distribuzione delle acque superficiali a scopo irriguo, senza richiedere energia. Le acque di migliore qualità erano utilizzate come potabili (in particolare le acque di falda, vista la fatica necessaria per il prelievo).

Per l'irrigazione si utilizzavano solo quelle superficiali. Piccoli invasi e cisterne erano soluzioni comuni adottate per superare la stagione più secca. Le colture scelte erano compatibili con la disponibilità d'acqua stagionale.

Inquinamento dell'acqua e del suolo

Le acque erano pulite: anche se non esistevano fognature. Il vero inquinamento delle acque, infatti, non è causato dalle deiezioni umane e animali che sono facilmente riconvertite in humus dalla terra. L'inquinamento è causato da certe moderne innovazioni, ad esempio:

  • prodotti chimici per la pulizia industriale e domestica: detersivi, anticalcare, etc.
  • solventi, vernici, oli e altri prodotti chimici usati nell'industria, nell'edilizia, nella casa
  • concimi, antiparassitari, pesticidi di origine chimica.
  • composti radioattivi che finiscono in fogna a partire dagli ospedali (ad esempio residui di chemioterapie attraverso feci e urine)

Sosteniamo costi ingenti a causa di questo inquinamento idrico. A mio avviso si sta facendo molto poco per risolvere il problema in partenza, cioè sostituire questi prodotti con equivalenti naturali o non gravemente tossici.

Le fognature non sono affatto un sistema risolutivo per smaltire l'inquinamento delle acque. L'unica soluzione sensata è di usare prodotti non velenosi, e abolire ciò che tossico dall'uso diffuso.

Siepi campestri

La presenza diffusa di siepi campestri (boschi lineari) lungo i corsi d'acqua e interpoderali con diverse funzioni:

  • Barriere di mitigazione per il vento, proteggendo ad esempio le coltivazioni di cereali. (I frumenti antichi era alti anche 2 metri)
  • Rallentano il dilavamento e quindi l'impoverimento del suolo.
  • Sono adatte per coltivare anche piante da frutto (ad es. noci, nocciole, susine, ciliegie, more, viti, fichi, kiwi) e altre piante eduli (ad es. asparagi, luppolo, funghi...)
  • Producevano cibo per gli animali domestici (ad es. farnie e olmi).
  • Servivano per la produzione di legna per il riscaldamento invernale.
  • Servivano come materiale da costruzione (per es. il legno delle querce e dei castagni).
  • Legna pregiata per mobili (noce e frassino)
  • Materiale per oggetti e attrezzi. E' rimasto l'uso nei nomi: salice da ceste (Salix triandra) e salice da pertiche (Salix alba). Legacci col salice rosso.
  • Offrivano rifugio alla fauna selvatica, anch'essa considerata una riserva alimentare.
  • Sono ricche di biodiversità, ospitando un gran numero di specie di insetti, uccelli, rettili, anfibi (etc) che tengono a bada i parassiti delle coltivazioni dei campi.
  • Nella macchia semiselvaticha della siepe sono presenti molte piante medicinali.
  • In un contesto antropizzato il sistema canale-siepe è fondamentale al fine della riduzione del carico di inquinamento grazie all'azione di fitodepurazione delle piante. Ai depuratori infatti arriva solo una parte dei reflui urbani, il resto entra nei corsi d'acqua quando piove attraverso gli scolmatori troppo-pieno.

In montagna i due punti precedenti, corretta regimentazione delle acque e presenza di vegetazione perenne, risultano due chiavi fondamentali al fine della esistenza stessa del suolo proteggendolo da frane, inaridimento e da rischi idrogeologici in genere.

campagna nel territorio di Vetto (RE)

Campagna ai margini del bosco a Vetto (Reggio Emilia)

La situazione attuale

In pianura, in Emilia,

  • il sistema dei canali è stato gravemente rovinato,
  • il sistema delle siepi è completamente distrutto.

In Italia, per fortuna, tutto questo non è scomparso dappertutto come in Emilia. Si possono vedere esempi di situazioni simili di pianura per esempio nella vicina Valtiberina. Fa effetto pensare che anche l'Emilia non era tanto diversa fino a 50 anni fa e che la nostra agricoltura "moderna" abbia distrutto quasi tutte le siepi campestri e che l'urbanizzazione abbia compromesso in modo grave il sistema dei canali trasformandoli spesso in fognature.

Una visione per il futuro: la permacultura

Un sistema permaculturale dovrebbe per prima cosa ripristinare un equilibrio del territorio. Dal momento che l'equilibrio storico, basato sulla corretta regimentazione delle acque e sul sistema delle siepi ha funzionato bene per centinaia di anni, sono convinto che potrebbe essere un buon punto di partenza per ricominciare.

100-1942

Campagna nella collina di Montericco (Albinea)

A darci fiducia nel futuro ci sono varie considerazioni:

  • la natura tende comunque sempre all'equilibrio, perciò se il sistema attuale non funziona in un qualche modo i "correttivi" arriveranno da soli, ma purtroppo si chiamano frane, allagamenti, subsidenza, inaridimento, parassiti,...
  • la natura ha risorse che nemmeno immaginiamo.
  • i tempi della natura sono molto più veloci di quelli che crediamo di percepire.


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