Campagna nel territorio di Vetto (Reggio Emilia).
La permacultura nel territorio dell'Emilia Romagna non è una idea nuova. La civiltà pre-industriale applicava infatti molte di queste idee chiamandole buon senso anziché permacultura. Alcuni di questi concetti di base furono:
La gestione razionale delle acque attraverso la rete di canali che funzionavano esclusivamente a gravità, garantendo protezione dagli allagamenti e distribuzione delle acque superficiali a scopo irriguo, senza richiedere energia.
La presenza diffusa di siepi campestri (boschi lineari) lungo i corsi d'acqua e interpoderali con diverse funzioni:
In montagna i due punti precedenti, corretta regimentazione delle acque e presenza di vegetazione perenne, risultano due chiavi fondamentali al fine della esistenza stessa del suolo proteggendolo da frane, inaridimento e da rischi idrogeologici in genere.
In pianura, in Emilia,
In Italia, per fortuna, tutto questo non è scomparso dappertutto come in Emilia. Si possono vedere esempi di situazioni simili di pianura per esempio nella vicina Valtiberina. Fa effetto pensare che anche l'Emilia non era tanto diversa fino a 50 anni fa e che la nostra agricoltura "moderna" abbia distrutto quasi tutte le siepi campestri e che l'urbanizzazione abbia compromesso in modo grave il sistema dei canali trasformandoli spesso in fognature.
Un sistema permaculturale dovrebbe per prima cosa ripristinare un equilibrio del territorio. Dal momento che l'equilibrio storico, basato sulla corretta regimentazione delle acque e sul sistema delle siepi ha funzionato bene per centinaia di anni, sono convinto che potrebbe essere un buon punto di partenza per ricominciare. A darci fiducia nel futuro ci sono varie considerazioni:
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FDSA: federico donelli studio di architettura Studio d'architettura, sede a Reggio Emilia, opera in tutto il centro e nord Italia. |
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